Prime Esperienze
LA NOTTE DI NICOLE — IL DESIDERIO CHE NON FA
Angel1965
17.11.2025 |
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"Il suo corpo si muoveva sopra il mio con una lentezza sensuale, misurata, quasi crudele..."
Non scorderò mai quella sera.Non per quello che è successo… ma per come è successo.
Nicole aveva quella calma strana addosso, quella che nasconde tempeste.
E io lo sentivo, lo percepivo nella pelle, nel modo in cui l’aria cambiava ogni volta che lei mi guardava.
Ero sul divano, ancora vestito, quando la sentii avvicinarsi alle mie spalle.
Non disse nulla.
Appoggiò solo le dita sul mio collo.
Un tocco leggero, lento, quasi innocente…
ma bastò quel gesto per farmi capire che niente sarebbe rimasto innocente.
«Sei in ritardo.»
La sua voce era un soffio, quasi un rimprovero, eppure era carica di quella dolcezza sporca che lei sapeva dosare come veleno.
Mi voltai.
Nicole era a pochi centimetri dal mio viso.
Uno sguardo lento, profondo, come se stesse scegliendo da dove cominciare a divorarmi.
«Vieni qui,» mormorò, senza aspettare che rispondessi.
Mi prese la mano e mi trascinò verso la camera.
Non era affrettata.
Camminava piano, come se sapesse che il vero piacere nasce dall’attesa, non dalla corsa.
Chiuse la porta con un gesto lento, quasi teatrale.
Non una parola.
Solo il rumore morbido della serratura che scattava.
Si avvicinò a me e mi passò le dita sul petto, lentamente, come se stesse leggendo ogni centimetro della mia pelle.
«Hai idea di quanto ti ho pensato oggi?»
La sua voce era un graffio dolce.
Non una domanda: una confessione.
Appoggiò la fronte alla mia.
Il suo respiro era caldo, vicino, troppo vicino.
Quel tipo di vicinanza che non ti lascia via di fuga.
Mi sfiorò le labbra con le sue, lentissime.
Un bacio che non era ancora un bacio.
Una provocazione, un invito, una promessa sporca.
«Non ho fretta,» disse. «Voglio gustarmi tutto.»
E lì capii che la notte sarebbe stata lunga.
Una di quelle che ti bruciano dentro.
Le sue mani scesero dietro la mia nuca, mi tirarono verso di lei.
Il bacio arrivò lentamente, ma quando arrivò… era pieno, morbido, caldo.
Un bacio che non chiedeva, pretendeva.
Mi sdraiai sul letto e Nicole si mise sopra di me con un movimento lento, fluido.
Non aggressiva, non affamata:
consapevole.
Padrona della situazione.
Padrona di me.
Si chinò sul mio collo e ci appoggiò le labbra.
Poi un altro bacio.
Poi un altro ancora.
Sempre più lenti, sempre più profondi, sempre più bassi, fino a farmi perdere ogni pensiero.
«Mi piace quando ti arrendi così,» sussurrò.
La sua bocca sfiorava la mia pelle, un centimetro alla volta.
«Quando senti che sono io a guidarti.»
Le sue mani scivolavano piano, senza fretta.
Il suo corpo si muoveva sopra il mio con una lentezza sensuale, misurata, quasi crudele.
Non cercava il ritmo: cercava la mia follia.
Mi guardò dall’alto, mordendosi il labbro.
Non parlò.
Non ne aveva bisogno.
Quel mordersi il labbro era il suo segnale:
adesso comincia il gioco sporco.
«Ti voglio lento,» disse, avvicinando la bocca al mio orecchio.
«Lento e cattivo… ma senza correre. Voglio sentirti… tutto… piano.»
Ogni parola era un dito che scendeva sulla mia schiena.
Ogni pausa un respiro caldo sul mio collo.
Il suo corpo si muoveva contro di me in un’onda continua, morbida, sensuale, ipnotica.
Non c’era violenza, non c’era furia:
solo un desiderio che saliva come febbre.
«Parlami.»
La sua voce vibrava di piacere trattenuto.
«Dimmi che mi vuoi… come io voglio te.»
Le presi il viso tra le mani e glielo dissi.
Sottovoce, sul suo labbro, mentre lei chiudeva gli occhi e tremava piano.
Nicole gemette piano, quasi senza aprire la bocca, un suono che sembrava una vibrazione, una nota di musica stonata e perfetta.
«Così… Angelo… così sì…»
E il ritmo aumentò appena.
Non veloce.
Non forte.
Giusto quel tanto che basta a far perdere equilibrio al respiro.
Le sue mani stringevano le mie.
Le sue gambe avvolgevano le mie.
Il suo corpo seguiva il mio come se fosse stato costruito apposta per combaciare.
«Non fermarti…»
La sua voce era un filo di seta che mi tirava dentro.
«Voglio arrivare con te… ma lentamente… così… così…»
La stanza era un miscuglio di pelle, respiro e calore.
Quando il culmine arrivò, non esplose.
Si sciolse.
Una scarica lenta, intensa, profonda.
Il suo corpo che tremava sul mio.
Il mio che rispondeva senza controllo.
Due respiri mescolati, due voci soffocate, due tremori che diventavano uno.
Nicole cadde su di me, sudata, esausta, felice.
Mi abbracciò forte, con la testa sul mio petto.
«È questo che volevo,» sussurrò piano.
«Una notte che non fa rumore… ma che ti devasta lo stesso.»
E aveva ragione.
Perché quella notte non la dimentico.
Non per ciò che abbiamo fatto.
Ma per come mi ha guardato mentre lo facevamo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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